giovedì 17 febbraio 2011

Ludovico Pontano (1409-1439), giurista e oratore al Concilio di Basilea

Introduzione, in Fabrizio Carlo Begossi, Orazioni conciliari di Ludovico Pontano in un codice del Capitolo Metropolitano di Milano, tesi di laurea., a.a. 1996-1997

Le crisi religiose del Quattrocento e l'ecclesiologia che, affermatasi a Costanza, viene riproposta a Basilea, ebbero una grande influenza sulla formazione della teoria costituzionale moderna. Proprio in questi concili la rivendicazione dell'autonomia e della supremazia sinodale poggiava in larga misura sulle acquisizioni dei canonisti e dei civilisti del XII e XIII secolo, le cui glosse formarono "a kind of seedbed from which grew up the whole tangled forest of early modern constitutional thought" (B.Tierney, Religion, law, and the growth of constitutional thought, 1150-1650, Cambridge 1982, pp. 1-7); non può quindi meravigliare il ruolo rilevante assunto dai giuristi nell'ambito dei due concili con l'affiancarsi del diritto ala teologia come disciplina in grado di definire esaurientemente la costituzione della Chiesa (si tenga presente che l'atto più rilevante compiuto dal concilio di Basilea è la deposizione di un papa legittimamente eletto al termine di un processo formalmente ineccepibile).
Ludovico Pontano giunge a Basilea sul finire del 1436 proprio in virtù della sua eccezionale competenza giuridica, per la quale era stato conteso tra diversi atenei italiani. Scelto, insieme a Niccolò Tudeschi, da Alfonso d'Aragona per dare lustro alla propria rappresentanza presso il Concilio, il Pontano dimostrò una certa autonomia, arrivando anche ad allacciare rapporti con la parte avversa. La sua attività di oratore è dimostrata dai numerosi interventi registrati dai protocolli del concilio, e culmina nelle missioni diplomatiche da lui sostenute nel 1438 dapprima alla corte di Amedeo VIII di Savoia (il futuro antipapa Felice V), ed in seguito presso l'arcivescovo di Colonia Teodorico e il duca di Borgogna Filippo il Buono. A questo contesto sono legate le tre orazioni edite in questo lavoro (Tractatus de potestate universalis ecclesie et generalium conciliorum, Sermo quomodo non peccata sancta synodus in refutando pacem quam sibi offert Eugenius papa, Tractatus super eo quo summus pontifex generale concilium legitime congregatum dissolvere non potest). Si tratta di testi non strettamente tecnici, poiché non sono rivolti a un pubblico di specialisti, ma totalmente incentrati sull'interpretazione di leggi e canoni, che divengono anche chiave di accesso alla tradizione patristica.
[...] L'edizione delle orazioni è basata sulla lezione del manoscritto II.F.3.32 del Capitolo Metropolitano di Milano, collazionata con il Latino Marciano classe III, 40. In entrambi i casi ci si trova di fronte a miscellanee di opere eterogenee per epoca di composizione e tesi sostenuta, ma tutte concernenti il problema dell'autorità sinodale. In particolare il manoscritto capitolare, la cui realizzazione può situarsi a cavallo tra XV e XVI secolo, presenta caratteristiche anche esterne largamente diffuse tra i codici di argomento simile, comunissimi in quegli anni; se "è un dato di fatto storico ... che nel contesto del concilio di Basilea nacquero i primi grandi tratti sulla Chiesa provenienti da parte conciliare e papale" (J. Wohlmuth, I concili di Costanza (1414-1418) e di Basilea (1431-1449), in Storia dei concili ecumenici, ed G. Alberigo, Brescia 1990, p. 263), la riflessione ecclesiologica potrebbe essersi basata anche su raccolte dall'aspetto povero come quelle in questione. Il protrarsi di questo tipo di produzione oltre il termine del secolo testimonia il permanere di un vivo interesse per il conciliarismo anche dopo la sua sconfitta.

Pubblicazioni derivate dalla tesi di laurea:
Fabrizio Carlo Begossi, Dal grande scisma a Basilea: persistenza di polemica conciliare in due codici cinquecenteschi di Milano, in "Aevum", 1997, pp. 633-645.
Fabrizio Carlo Begossi, Testi di polemica conciliaristica in due codici milanesi, in "Bollettino ABEI", 1998, fasc. 2, pp. 21-24.

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