Visualizzazione post con etichetta tecnologie della scrittura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tecnologie della scrittura. Mostra tutti i post

sabato 31 dicembre 2011

Che cosa sono i libri


Mentre la loro veste cartacea si va dissolvendo, i libri stanno cercando un adeguato contenitore digitale. Si stanno anche spogliando di ciò che è accessorio per lasciar emergere quello che realmente li rende ineguagliabili.
I volumi cartacei (guide del telefono e manuali di istruzioni inclusi) non sono mai stati particolarmente adatti alla ricerca e all'aggiornamento di informazioni e ora i siti web sono immensamente superiori in questo. Quello che i libri esigono è di essere annotati, sottolineati, riassunti, citati, discussi... Tutto questo è possibile anche nel contesto digitale, anzi con maggiore potenza ed efficacia rispetto a quanto è avvenuto finora.
Fino a che è stato possibile definire un libro come ciò che è compreso tra due copertine, anche una guida telefonica o un manuale di istruzioni potevano aspirare al titolo. Ora che il supporto fisico non è più percepito come essenziale per l'esistenza di un libro, è più chiaro che un racconto o un saggio autosufficiente e concluso in se che richiede più di un'ora per essere letto rappresenta una tipologia di testo che si distingue dalla fluida e personale connessione di frammenti che costituisce la lettura sul web.
Un libro è una unità di attenzione. Il contenitore fisico ha svolto il ruolo di evidenziare questa unità, il contenitore digitale deve svolgere la stessa funzione e allo stesso tempo consentire tutte le attività connesse alla lettura. L'unità di base della biblioteca universale potrebbe essere costituita anche dalla frase, dal paragrafo o dal capitolo. Ma il superiore livello organizzativo di una narrazione complessa e conclusa ha una potenza unica nel focalizzare l'attenzione: un fatto è interessante, un'idea è importante, ma solo un racconto o un'argomentazione è indimenticabile.
"L'universo è fatto di storie, non di atomi" (Muriel Rukeyser).

Fonte: Kevin Kelly, What Book Will Become

venerdì 28 gennaio 2011

L'HTML è qui per restare

Come ormai tutti sanno, il web è morto e il protocollo in cui si incarna, l'HTML, sta lasciando il posto alle applicazioni proprietarie e a mondi chiusi come Facebook.
Ma prendiamo il caso degli ebook e delle riviste digitali: come ha chiarito lo stesso direttore di Wired US Chris Anderson in occasione dello IAB (Milano, Fiera Milano Convention Centre, 3 novembre 2010)...
... a un certo punto gli editori si stuferanno di distribuire i propri contenuti producendo (e mantenendo) un'applicazione per ciascuno degli Store esistenti. Soprattutto, cercheranno in tutti i modi di non dividere i propri proventi con gli invadenti proprietari degli App Store, condizione necessaria avere accesso al segmento di pubblico che ciascuno di essi tiene sotto chiave. Tornerà in primo piano la necessità di uno standard condiviso, che spezzi il legame applicazione-device consentendo di fruire gli stessi contenuti su canali e device diversi.

Forse quel momento è già arrivato, di sicuro lo standard esiste: si chiama HTML.

Certo, navigare tramite browser sarà qualcosa di diverso dal vedere il web attraverso la finestra di IE o di Firefox. Il browser potrà essere embeddato in smartphone, tablet, eReader, televisori... ovunque possa sembrare utile. Ma alla base di tutto ci sarà il linguaggio di demarcazione per ipertesti.
Già ora il cuore dello standard ePub è l'HTML, in futuro l'evoluzione concomitante degli standard di demarcazione (le specifiche ePub 3 configurano una convergenza tra HTML5 CSS3 ed ePub) e delle capacità di renderizzazione dei browser permetteranno un'esperienza tipografica paragonabile a quella che ora solo le App riescono a garantire per i layout più complessi.
 L'HTML è qui per restare.

giovedì 2 dicembre 2010

La parentesi del Web

E così, dopo appena tre lustri, il Web sarebbe morto. O, almeno, sarebbe lì lì.
Lo dimostra il grafico pubblicato a settembre da Wired a corredo dell'ormai celeberrimo editoriale:
Naturalmente, anche per Wired la partita è tutt'altro che chiusa. Però è suggestivo pensare all'epoca d'oro del WWW come a una parentesi nella storia di Internet, che la precede e che le sopravviverà. Un po' come è suggestivo pensare all'epoca della stampa come a un episodio circoscritto nel grande flusso della comunicazione: la parentesi di Gutenberg, appunto. Quindi il titolo di questo blog vuole essere un omaggio al glorioso World Wide Web.
Seguendo il filo, però, le cose si complicano. Il Web sarebbe l'incarnazione suprema di quell'oralità di ritorno che avrebbe già chiuso il regno della stampa, ma ce lo troviamo oggi ferito a morte da quelle App che tanto piacciono agli editori proprio perché ripropongono in formato digitale tante caratteristiche della stampa: il controllo sulla presentazione del contenuto, il controllo sulla distribuzione... il controllo, insomma (sfido che piacciamo agli editori).
Come la mettiamo?